La vera natura della Sardegna è giovane e antica, apparentemente inaccessibile e incredibilmente ospitale, misteriosa al punto che non sempre è facile da scoprire, se non la si percorre con uno sguardo attento a coglierne l'incanto.
Per rendere omaggio alla terra madre, Ichnusa vi propone un originale viaggio fatto di 96 tappe attraverso stagioni e luoghi fertili di sogni. Lungo la strada incontrerete foreste secolari e praterie sottomarine; monumenti di granito e sculture d'ossidiana; sentirete profumi di spezie preziose ed erbe aromatiche; assaggerete i sapori della terra e del mare alla tavola di pastori e pescatori. E ancora, fra i momenti consigliati troverete sagre popolari ed eventi internazionali dove ascoltare poeti e scrittori, perdervi nelle note jazz delle sere d'estate o ancora lasciarvi sorprendere dalla musica di flauti di canne e dai canti a tenore.
Insomma, abbiamo cercato di abbozzare un tragitto attraverso l'anima dell'isola, perchè, solo chi la percorre in tutta la sua dimensione da sogno, può farne parte.
Naturalmente è evidente che in Sardegna le esperienze possibili sono molte di più di quelle suggerite. A questo proposito vi invitiamo a darci un consiglio: raccontateci i momenti che secondo voi meritano di essere aggiunti al nostro inventario.



Coralli, filigrane, occhi di S.Lucia. La superstizione sarda ha i suoi segreti di bellezza: zebeses e perdas de ocru, sipuliga dentes e altro ancora. Da nord a sud passando per il centro, cercate (che non vi sarà difficile trovarli), gli abili artigiani dell'oro e dell'argento e scegliete l'amuleto che più vi piace.
Dovete passare Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, per vedere i "bronzetti", una delle testimonianze artistiche più importanti del popolo dei nuraghi. La loro bellezza li ha portati fino al British Museum, oltre che in collezioni private di ricchi appassionati di tutto il mondo (quando ancora il loro valore aveva un prezzo e un commercio). Insieme ad altri reperti provenienti dagli scavi di tutta l'isola e in particolare delle zone archeologiche di Cagliari, narrano la storia multiforme dell'organizzazione sociale pubblica e della vita quotidiana ma anche l'ideologia del sacro, i rituali magici, le figure ieratiche dei re-pastori, padroni dell'ideologia sociale, di donne di rango elevato, di uomini d'armi, di uomini e donne della fatica quotidiana. Una rara rappresentazione della Storia dei Nuraghi.
L'Asinara si può dire un tempo fosse l'Alcatraz della Sardegna, ospitando per lunghi decenni un carcere di massima sicurezza. Ebbene ignoro del tutto che animali circolino intorno al famoso penitenziario americano, ma di certo sarete stupiti di quelli che troverete da queste parti. Iniziando dal cielo gli appassionati di bird watching saranno stupiti dalle decine di specie ornitologiche che lo popolano e se si va per mare sappiate che altrettanti tipi di pesci nuotano ad ogni profondità nelle acque che circondano l'isolotto. Ma la creatura più strana è di certo l'asinello albino che pascola brado sul suolo dell'isola. Completamente bianco e con gli occhi azzurri è sopravvissuto grazie all'assenza dell'attività umana. Oggi parco nazionale, l'oasi dell'Asinara ospita fra le altre cose l'ospedale delle tartarughe e l'osservatorio faunistico.
E di ottimo pane nella regione, che un tempo fu il granaio di Roma, ce n'è davvero per tutti i gusti. Infatti un calcolo approssimativo lascia indovinare che in Sardegna esistono un migliaio di tipologie diverse fra loro (quando più quando meno) per preparazione, forma e ingredienti. Ogni zona, ogni paese, ogni ricorrenza, ha il suo pane tradizionale. Alcuni sono più famosi di altri, ma tutti si celano dietro i soliti nomi insoliti, e incomprensibili, per gli stranieri. Per citare alcuni fra i più famosi ricordiamo il carasau, il pistoccu, il coccoi, il civraxiu, il moddizzosu, le costeddas...Tanto semplici quanto ricchi, i tipi di pane sardo son qualcosa che non potete fare a meno di scoprire, di contare e di gustare durante il vostro viaggio.
L'origine dei cavallini della Giara è avvolta nel mistero, il che aumenta il fascino di questi animali selvatici, piccoli e robusti che vivono allo stato brado nell'area protetta dell'altopiano di Gesturi. A far loro compagnia numerose altre specie endemiche fra cui cinghiali, lepri, anatre, beccacce, ghiandaie. Anche le specie vegetali sono tutte caratteristiche della flora isolana, caratterizzata da sugherete, roverelle, lecci olivastri e formazioni di macchia mediterranea. Una tappa nell'oasi della Giara è indicata a tutti coloro che amano la natura in tutta la sua incontaminata bellezza.
Il suonatore di launeddas tiene tre canne in due mani: sa mancosa manna e su tumbu sulla sinistra, e sa mancosedda sulla destra. Il suonatore di launeddas suona senza mai interrompere la melodia per riprendere fiato. E siccome il suo respiro e le sue dita creano note diverse su ogni canna la musica cambia di continuo come se da un momento all'altro tenesse per le mani uno strumento diverso e poi un altro ancora, fino alla fine del concerto. L'origine di questo misterioso flauto sardo, pare tradisca una parentela con i clarinetti bi calami egizi e sumeri. Non sorprendetevi dunque se assistendo a un concerto di launeddas in Sardegna sentirete riemergere un passato sconosciuto che solo grazie alla passione di abili artigiani e appassionati suonatori è giunto fino a voi.
Le atmosfere noir del libro dello Scrittore che da eletto la Sardegna a sua seconda patria, daranno un senso di avventura diverso a questo percorso panoramico fra il capoluogo regionale e Calasetta. "La città sembrava una vecchia e grassa signora, mollemente adagiata su una collina, intenta a godersi il tiepido sole di una mattina di metà gennaio. Nel golfo di Cagliari il mare si era improvvisamente calmato e la nave filava sull’acqua appena increspata dalla brezza proveniente da terra"...""Vidi un grande scoglio, circondato da altri più piccoli, dei quali emergevano dall’acqua solo le punte. Aguzze e pericolose. Le onde spinte dal maestrale si schiantavano contro le rocce, arrivando a bagnare con i loro spruzzi il faro che si ergeva nel punto più alto. L’origine del nome era evidente: sembrava la dentatura di una mostro marino".
La visita Museo Sanna fa sempre parte di quei momenti di immersione nella storia sarda. La particolarità delle sue collezioni sta nel fatto che abbracciano un periodo che va dal 450.000 a.C.. al XIX secolo con dei reperti testimonianza dei popoli che hanno segnato l'isola col loro passaggio (sopratutto Fenici, Romani, Cartaginesi). Inoltre una sala è dedicata i manufatti etnografici della Sardegna.Questa ricchezza di reperti nasce dalla donazione delle collezioni archeologiche e storico-artistiche di Giovanni Antonio Sanna, alle quali si sono aggiunte nel tempo altre raccolte pubbliche e private.
Dolci per ogni ricorrenza: natale, carnevale, pasqua e matrimoni. La base più comune è fatta di miele e mandorle sia dolci che amare, e poi ci sono a seguire tutti gli altri frutti secchi offerti dalla terra sarda: noci, nocciole, una candita, scorze d'arance...Menzione speciale va a sa Pompia, agrume raro presente unicamente nella Baronia (costa centro orientale). anche questo si mangia candito e solo nella sua terra potrete scoprire il sapore di questo frutto, e dolce misterioso.
Il pecorino sardo ha una storia millenaria (una delle prime fonti che ne testimoniano la produzione nell'isola risale al 59 a.C.). In particolare il Fiore Sardo, (a cui è stata conferita nel 2004 la Denominazione di Origine Protetta), grazie alla particolare lavorazione tramandata attraverso i secoli di padre in figlio, alla genuinità e al gusto forte e antico, è oggi più che mai un prodotto davvero unico. Altre produzioni casearie sarde che hanno meritato il marchio D.O.P sono il Pecorino Sardo e quello Romano. Per conoscerne il sapore vero affidatevi alle piccole produzioni artigianali dei pastori, reperibili sia nei negozi specializzati che negli agriturismi legati alle produzioni locali
Sono simili ma non del tutto uguali, di certo hanno in comune la parentela col cous cous magrebino. Sono due tipi di "pasta" di grano duro, che caratterizzano molti primi piatti della Sardegna. La fregola, pasta molto corta leggermente pressata e poi essiccata e tostata al forno, è presente su tutto il territorio isolano. E' un elemento molto versatile, ottimo sia nelle preparazioni base di pesce, che di carne che di verdure. Sopratutto il tonno e la carne di maiale arricchiscono invece il cascà alla calasettiana anche chiamato cous cous alla carlofortina. Fra i tanti piatti tipici, ecco due primi da assaggiare, per il loro sapore più esotico del previsto...
Free Style: non rapper ma poeti sardi, che a coppie improvvisano rime e strofe in una sfida retorica su temi in antitesi (guerra e pace, tempi antichi e tempi moderni son dei classici non solo al cinema e fra i libri, ma anche nelle gare poetiche dell'isola). Rigorosamente in lingua sarda e nell'assoluto rispetto della metrica, utilizzando le figure retoriche della poesia istituzionale, è stata per anni la principale attrazione delle feste patronali in giro per la Sardegna, unendo dialettica e poesia a una sfida canora davvero insolita. A chi non conoscesse la lingua locale, consigliamo di procurarsi anche in seguito la trascrizione della con le traduzioni a fronte.
I murales nascono in Sardegna nell''69 a Orgosolo, quando sulla sia della contestazione gruppo di giovani milanesi approdò nel paese di cui inizio a dipingere i muri di alcune case per Esprimere attraverso l'arte la loro protesta. Fu così che nel paese (seguito presto da altri centri) fiorirono messaggi dai colori forti contro la guerra e lo sfruttamento, o che esprimevano più semplicemente la sete di giustizia, uguaglianza e libertà. Quando negli anni ottanta l'agitazione politica vene meno i soggetti dei murales si trasformarono i scene molto realistiche (spesso dei veri e propri trompe l'oeil) della vita quotidiana. Vedere i murales della Sardegna oggi significa percorrerne la storie e la cultura degli ultimi 40 anni percorrendo le sale a cielo aperto di questa collezione di quadri contemporanei.
In Sardegna, la musica unita alla poesia, forma canti che da sempre nella cultura isolana accompagnano ogni momento della vita: si canta per dichiarare un amore o per pregare il Cielo, si canta per celebrare un matrimonio o per piangere un lutto, si canta in un baccanale carnevalesco come in una messa solenne. Se si canta ad ogni occasione, uno in particolare è il canto della tradizione: il canto a Tenore. Si tratta di un canto a cappella composto da quattro voci, (ognuna con caratteristiche e ruoli ben distinti), diffuso inoltre sessanta paesi del centro nord dell'isola, con conseguente sviluppo di variazioni stilistiche locali. I gruppi più famosi hanno suonato in tutto il mondo, davanti a papi e a capi di stato, insieme ad artisti di fama nazionale e internazionale. Sarà l'aver fatto conoscere questa pratica canora fuori dalla Sardegna che ha conferito il riconoscimento di Patrimonio orale e intangibile dell'Umanità. Esiste una discografia ma come sempre ascoltarli cantare dal vivo, nel contesto della tradizione sarda, è un'emozione davvero indescrivibile.
Il museo dell'ossidiana di Pau non ha uguali nel Mere Nostrum ed è per questo che riteniamo l'ingresso nelle sue sale.
Cosa vi attende? Le affascinanti sculture di pietra nera,create da Karmine Piras, il primo e più apprezzato scultore dell'ossidiana, e altre opere realizzate dei fratelli Atzori di Oristano.
La visita al museo si completa con il percorso storico naturalistico, che conduce alla cime del Monte Arci, lungo il quale si trova il più antico giacimento di ossidiana di tutto il Mediterraneo, particolarmente suggestivo per le numerose scaglie reperibili lungo il sentiero. Il generale Alberto della Marmora, che nell'Ottocento visitò questi luoghi, ne rimase particolarmente colpito, tanto da scrivere nel suo "Itinerario" di non aver visto in nessun altro luogo una tale quantità della pietra nera e lucente.
Distribuite nell'area urbana si trovano alcune opere scolpite su roccia in ossidiana, di grandezza tale da poter essere annoverate nei guinness dei primati
''Poco dopo, a una svolta, si trovò di fronte i tetti scagliosi di Norbio dai quali emergeva la cima arrotondata del campanile con la sua croce di ferro e il parafulmine nettamente stagliati contro il cielo grigio. Ora le voci suonavano chiare nell'aria umida; e si udiva anche il rumore sordo e continuo delle piccole mole di pietra di cui le duemila e cinquecento case di Norbio sono fornite. Le antichissime mole che non hanno cambiato forma dal tempo dei nuragici, che sono quasi un simbolo della immutabilità delle forme, in Parte d'Ispi, azionate dagli asinelli bendati che eternamente girano in tondo trasformando il grano in farina chicco dopo chicco'' G. Dessì, Paese d'ombre....ed il paese di cui parla Dessì è precisamente Villacidro. E le ombre malinconiche che affiancheranno il vostro spirito, sono quelle dei minatori di un tempo.
Ogni paese ha un gruppo folk, se conoscete qualcuno provate a imbucarvi quando fanno le prove, magari imparerete quei misteriosi passi delle coreografie tradizionali. A parte essere un esercizio fitness davvero incredibile, (provate a ballare su ballo tundu per un'ora di filata e mi darete ragione), poter partecipare alle danze significa davvero entrare nell'anima della festa.
Museo d'arte di Nuoro è il più importante del suo genere della Sardegna, e grazie a una gestione creativa e intraprendente sempre di più riceve riconoscimenti anche dall'estero. Perchè andarci? Perchè nelle sue sale c'è una selezione di 200 opere di prestigiosi maestri sardi del XX secolo, tra i quali Antonio Ballero, Giuseppe Biasi, Francesco Ciusa, Giovanni Ciusa Romagna, Mario Delitala, Carmelo Floris, Costantino Nivola.Salvatore Fancello e Giovanni Pintori. Se non bastasse oltre alla collezione permanente il Man organizza ogni anno almeno quattro mostre temporanee storiche e tematiche sui maggiori rappresentanti della storia dell'arte del Novecento.
I tappeti Sardi hanno fatto il giro del mondo coi colori vivaci e le forme geometriche del disegno artistico. Oltre a visitare i vari telai dell'isola, vi invitiamo ad andare a Sarule, Maracalagonis, Samugheo per conoscere la storie e vedere i prodotti di queste opere artigianali. A non rendere queste visite ripetitive ci sono i materiali, i colori e i disegni che si differenziano a seconda della tradizione locale.
Una lettura che dovrebbe precedere, accompagnare e seguire un viaggio in Sardegna è Passavamo sulla terra leggeri, dell'autore Sergio Atzeni scomparso poco più che quarantenne nel 1995. Come fosse una favola o un leggenda, questo libro racconta il cammino dei sardi fra invasioni, lotte ed evoluzioni, regalando alcune fra le immagini più suggestive dei panorami isolani. Regala al viaggiatore un po' di quei sentimenti silenziosi e inconsapevoli che popolano l'animo degli isolani: "Passavamo sulla terra leggeri come acqua...come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli"
Nel 1800 incrociando una razza bovina sarda e una siciliana, venne creato il bue rosso che da allora non ha mai più lasciato l'isola riproducendosi nella sua unicità fino ai giorni nostri. I comuni produttori sono 17, tutti appartenenti al Montiferru, gli allevamenti 70, il segreto della bontà di questa carne uno: un rigido disciplinare di produzione caratterizzato dal pascolo semibrado e da foraggi esclusivamente biologici. Per conoscere il risultato della ricchezza della natura (e dalla zelante passione degli allevatori), non vi resta che fare un salto nella provincia di Oristano.
Certamente ne avrete sentito parlare, anche perché "su porceddu" (maialetto cotto allo spiedo davanti a un falò o sottoterra, a seconda delle scuole di pensiero) è uno dei vanti dell'isola. Se ancora non l'aveste gustato, un'occasione fra tante per rimediare potrebbe essere la Festa in onore di Antonia Mesina) a rendere se possibile ancora più spettacolare quest'esperienza gastronomica è la vista di decine di spiedi intorno al fuoco destinati al banchetto aperto a tutti i presenti.
Bollito e sanguinaccio di pecora, arrosto di porcetto o agnello sardo (I.G.T), cordula allo spiedo, ortaggi di stagione come contorno, formaggi locali a fine pasto: questo il menù tipico del pranzo che viene organizzato tradizionalmente dai pastori. Nelle ampie cucine degli ovili d'inverno o meglio ancora all'aperto d'estate, è un'ottima occasione per conoscere la cultura e la natura delle campagne sarde. Ancora oggi è possibile prendere parte a questi banchetti sia in occasioni di festa o in giorni feriali:basta conoscere la gente del posto, o un buon tour operator che include questo insolito pranzo, fra le tappe nella tradizione isolana.
Una vita non basta per conoscerla tutta, la Sardegna, coi suoi angoli più nascosti e le sue tradizioni uniche e secolari. Ma per avere almeno un'idea dei monumenti più importanti che arricchiscono il suo territorio vi consigliamo di andare a vedere le riproduzioni in scala de La Sardegna in miniatura. Avrete poi forse un'idea più chiara di cosa andare ad ammirare dal vivo.
Piatto tipico quanto originale dell'Ogliastra (sebbene rintracciabile in altre cucine dell'entroterra) questi culurgiones, culingionis o culurxonis, hanno una sfoglia di semola di grano duro che avvolge un succulento ripieno di patate, pecorino semistagionato o stagionato, e menta selvatica. Normalmente si fanno bollire per essere conditi con sugo di pomodoro e, sempre immancabilmente, pecorino. Tuttavia nella zona di Villagrande Strisaili è possibile assaggiarli cotti sulla graticola, alla pasta con una spruzzata di formaggio o ancora fritti. In realtà è un piatto di cui, vagando sul web è possibile trovare le ricette per prepararli a casa, ma se volete davvero sapere di cosa stiamo parlando dovete mangiarli in Sardegna dove vengono rigorosamente confezionati con ingredienti del posto.
Queste due specialità chiudono la strofa di un noto canto carnevalesco (muttos de carrasecare). Il fatto che ravioli e sevadas vantino una rima dedicata, dà un'idea di quanto siano da sempre apprezzati sopratutto in un occasioni di festa come, appunto, il carnevale, eredità bacchica dove si celebrano la ricchezza dei sapori e i piaceri dei sensi. Queste specialità gastronomiche si distinguono sopratutto per il ripieno, la cui bontà dipende da un lungo e accurato processo di lavorazione del formaggio fresco (che può essere sia di vacca che di pecora). I ravioli di formaggio si condiscono poi con un sugo di pomodoro (oggigiorno sempre più spesso con elaborati ragù di carne) mentre la Sevada che è un dolce da fine pasto, raggiunge il suo massimo splendore ricoperta di miele fuso.
Quella Nuragica è una civiltà nata, cresciuta e poi scomparsa fra le pieghe misteriose della terra sarda; una delle più grandi eredità che essa ci ha lasciato è senz'altro il villaggio nuragico di Barumini, riconosciuto dall'Unesco Patrimonio dell'umanità nel 1997. Se qualcuno passasse nel Medio Campidano dunque, non può non visitare questo incredibile complesso archeologico che si estende per 1350 mq,con le sue torri e i suoi cunicoli, le sue pietre sacre e i monumenti funebri. A partire dalla sua origine (risalente a 3500 anni or sono) ha vissuto più vite nel corso dei secoli. La genesi nuragica dell'età del bronzo, la crescita fino all'età del ferro e infine l'approdo degli insediamenti punico - romane che arricchiscono il sito fino al III secolo d.C. Dopo di allora l'esistenza del villaggio nuragico prosegue maestosamente silenziosa, finchè i viaggiatori dei primi del novecento iniziano a scrivere delle sue torri. Fu solo negli anni '40 che iniziarono gli scavi ufficiali che disseppellirono questo monumento della storia millenaria dell'isola.
Windsurf, surf o kate surf, sta a voi la scelta: una volta che soffia il vento e si alza l'onda ogni cosa è possibile.
Questo spot è considerato da alcuni lo spot più bello del Mediterraneo, tant'è che il suo richiamo giunge fino all'Australia. Per spiegarci meglio, a seguire la testimonianza di chi l'ha provato:
"Il vento entra sideoffshore mure a dritta. Ottimo per surfare l'onda (grossa e liscia), un po' meno per saltare. La spiaggia non c'è, vi conviene usare le scarpette se volete evitare guai ai piedi.
E pensare che fino a dieci anni fa a Capo Mannu si portavano solo le pecore al pascolo, senza pensare che sarebbe diventata la meta più ambita e più ricercata dei surfisti di tutto il bacino mediterraneo.
Sicuramente questa pagina non servirà a tanto poichè quando un surfista passa da queste parti non ci arriva per caso ma è già stato informato da altri fratelli che a loro volta vi erano gia stati.
Qui il vento la fa da padrone e quando si arrabbia scoppia l' inferno e il mare diventa bianco e gonfio di onde che mettono i brividi solo a guardarle, ma non vi preoccupate a tutto cè un rimedio, basta andare al Capo dove le grosse onde spinte dal Maestrale girano entrando in una baia ridossata e all'ultimo ritocco ci pensa il fondale avente una morfologia tale da far irripidire un onda fino a renderla quasi perfetta." tratto da www.surftribe.it
Un treno che non potete assolutamente perdere in Sardegna è il trenino verde che percorre quattro linee turistiche dalla costa verso l'entroterra e viceversa. L'incredibile vantaggio di un viaggio su queste linee progettate alla fine dell''800 è la possibilità di ammirare tutti paesaggi sconosciuti agli automobilisti a una velocità che vi permette di godervi il panorama senza che questo fugga dietro di voi prima che ve ne accorgiate. Fra i testimonial citiamo due viaggiatori d'eccezione: Elio Vittorini, che del suo viaggio su questo treno scrisse "È curioso come questa ferrovia sia semplicemente montata, non intacchi il suolo, e si snodi, su, giù, senza paura di salti e di curve, assecondando il capriccio della montagna. Dinanzi ad un ostacolo, gira, non ha badato a scavarsi una galleria. Su uno scoscendimento cala senz'altro, trascurando di incastrarsi, come le pretenziose ferrovie d'altrove, in un letto più agevole." Il secondo è D.H.Lawrence che da Cagliari iniziò la sua esplorazione dell'isola sulla linea che porta a manda. Parafrasando quest'ultimo non ci rimane che dirvi: "Prendete il trenino delle Secondari… ovunque esso vada."
Son passati secoli e religioni, eppure il culto atavico del fuoco ancora si celebra secondo antiche usanze ricoperte di nuove credenze. A Mamoiada ogni rione accende un rogo intorno al quale i Mammuthones faranno tre giri col loro passo cadenzato come una danza lugubre Sos Mammuthones. Alla sacralità del rito si aggiunge quella dell'ospitalità, che non lascia mai nessuno dei presenti col bicchiere vuoto. Se lo spettacolo vi dovesse piacere al punto di volerne ancora un po' aspettate un mese e sarà Carnevale.
Dal Lardazzolu, questua del lunedì che precede il giovedì grasso fino ai roghi del martedì successivo il carnevale bosano si sviluppa in una settimana di eventi diversi fra loro i simbolismi che li caratterizzano, e tutti accomunati dall'immancabile abbondanza di canti e messe in scena, maschere bianche nere come il lutto invernale e bianche come fantasmi, fantocci che rimandano all'erotismo come elemento indispensabile nei riti necessari a propiziare la natura. Festa pagana e lussureggiante questo carnevale bosano, al quale dedicarsi una settimana intera.
Le maschere di Ottana, come altre del carnevale barbaricino, rappresentano attraverso i Boes e i Merdules la dualità atavica della natura, la lotta fra l'uomo e l'animale, come fra il bene e il male…Questa almeno una delle tante interpretazioni conferite a questa pantomima arcaica. Cosa si prova a guardare le maschere di Ottana si può leggere nelle parole di Vinicio Caposela che della sua esperienza Ottanese scrisse: "Quelle del carnevale di Ottana sono maschere straordinarie, perchè invece di travestirti da qualcos'altro mettono a nudo la tua vera natura. Sono maschere che ti smascherano..."
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