Un’antica leggenda narra che gli dei, al tempo della creazione, attingessero da un sacco celeste la materia da plasmare per dare forma alle terre e ai continenti. Quando nel sacco non erano rimasti che pochi miseri sassi, gli dei li gettarono in mare e li calpestarono, lasciando la loro impronta. La terra che si formò era rocciosa e desolata, non adatta alla vita. Allora gli dei presero dalle altre parti del creato la più bella vegetazione e gli animali più curiosi, donando all’isola una natura fantastica.
Nasceva così Ichnusa, ovvero quella che oggi conosciamo con il nome di Sardegna.
Ecco dunque svelata l’origine di questo nome. Il significato di “impronta” coincide con le prime testimonianze storiche sulla Sardegna: quelle dei naviganti greci, che paragonarono la sua forma a quella di un piede umano (da ichnos = orma di piede), o quelle dei fenici, che si tramanda furono i primi a chiamare questa terra Ichnusa.
Ma il legame tra la Sardegna e il mito è profondissimo, se si pensa che alcuni studiosi sono addirittura arrivati a ricondurre alla civiltà nuragica degli antichi sardi l’origine storica del mito di Atlantide.
Le suggestioni della Sardegna trovano nei nuraghi uno dei simboli per eccellenza.
Ce ne sono più di 7000, a testimonianza di una delle civiltà mediterranee più misteriose ed evolute.
Su queste originali costruzioni in muratura di pietra a secco, di tipo ciclopico, dalla forma a secchio rovesciato, in tanti si sono interrogati. Torri preistoriche? Fortezze? Sacre dimore? Quel che è sicuro è che si tratta di uno degli elementi più rappresentativi dell’identità sarda. Un’immagine che richiama immediatamente il fascino irrestistibile di quest’isola, tanto da meritarsi la presenza sull’etichetta della nostra Ichnusa.
E a proposito di etichetta, a dominare è l’altro famosissimo simbolo della Sardegna: la croce con i quattro mori bendati. L'origine è da far risalire alla nascita dell’antico Regno di Sardegna e Corsica. Il simbolo compariva nel sigillo della cancelleria reale aragonese, e sbarca in Sardegna con l'infante Alfonso, nel 1323. Era composto dalla croce di San Giorgio, simbolo del Cristianesimo e della riconquista della terra cristiana di Spagna, mentre le quattro teste rappresentavano quattro importanti vittorie conseguite dai catalano-aragonesi, ovvero la riconquista di Saragozza, Valencia, Murcia e delle Baleari. Il vero mistero è però quello che ruota attorno alle teste di moro: girate a destra e a sinistra, scoperte, coronate, cinte da una benda sulla fronte o calata sugli occhi. Su quest’ultima versione l'ipotesi più probabile rimane quella di un banale incidente. In seguito ad un errore tipografico dovuto alle dimensioni piuttosto piccole delle immagini da stampare e alle frequenti sbavature dell'inchiostro, la benda finì sugli occhi. L’errore non venne corretto, e i sardi finirono per affezionarsi a questo simbolo, che oggi è diventato la bandiera della Regione Autonoma della Sardegna (e di Ichnusa) con gli occhi finalmente aperti!